"Stratosferica e straordinaria la richiesta di condanna per l'ex premier"

''Per noi la soluzione deve essere l'assoluzione perché il fatto non sussiste''. E' questa la richiesta del legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, nel corso della sua arringa difensiva al processo Ruby a Milano, in riferimento al reato di concussione di cui l'ex premier è imputato insieme al reato di prostituzione minorile. Secondo Ghedini ''non sempre le azioni compiute da pubblici ufficiali possono essere considerati reati contro la pubblica amministrazione. Possono anche essere azioni umane''. Il legale del Cav. ha poi definito "prevenuti" i giudici davanti ai quali si celebra il processo. Ferrara Gli italiani sono meglio di come li dipingono - Guarda Ilda Rossa di procura, le mie cene vendicar - Foletti La parola di Ruby “l’orientale” non conta nulla. Bel colpo, dottoressa - Silva Come opporsi romanticamente a quel famigerato “non potevi non scopare”- Armeni Al puritanesimo di una donna in toga preferisco chi osa fare della sua libertà quel che vuole - Rizzini Ruby-Pinocchio nel Quadrilatero dei Balocchi, ovvero il romanzo che non ha niente a che fare col diritto
8 AGO 20
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''Per noi la soluzione deve essere l'assoluzione perché il fatto non sussiste''. E' questa la richiesta del legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, nel corso della sua arringa difensiva al processo Ruby a Milano, in riferimento al reato di concussione di cui l'ex premier è imputato insieme al reato di prostituzione minorile. Secondo Ghedini ''non sempre le azioni compiute da pubblici ufficiali possono essere considerati reati contro la pubblica amministrazione. Possono anche essere azioni umane''. Il legale del Cav. ha poi definito "prevenuti" i giudici davanti ai quali si celebra il processo: "Nel corso di questo processo – ha detto – ho avuto l'impressione di ingenerare un certo qual fastidio nei confronti dei giudicanti". ''Analogo fastidio – ha aggiunto – non sembra ingenerare nei giudici la Procura della Repubblica''. In generale, parlando delle requisitorie dei pubblici ministeri, Ghedini ha sottolineato che il pm Antonio Sangermano ''ha parlato di un altro processo'', accusando il collegio dei giudici di mostrare ''una vicinanza culturale'' alla Procura. Commentando la disposizione d’animo con cui i giudici si sono accostati al processo Ruby, l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha inoltre ricordato come “la problematica di intervenire davanti a un giudice che si ritiene prevenuto si è posta più volte a diversi difensori nel corso della storia”, non ultimo l’avvocato Deseze che difese Luigi XVI: “La sua fu un’arringa pregevole – ha ricordato Ghedini – anche se l’esito processuale fu infausto”.
"Stratosferica e straordinaria": con questi due aggettivi Niccolò Ghedini ha definito la richiesta di pena a sei anni di carcere per Silvio Berlusconi nel processo Ruby. Ghedini ha inoltre contestato la circostanza che "non sono state concesse le generiche a Berlusconi perché gli avvocati hanno sentito dei testimoni ad Arcore, non gli sono state date nella richiesta della Procura per colpa degli avvocati, non dell'imputato". "La Procura dimentica – ha affermato Ghedini – che Arcore è un grande complesso di edifici e da una decina di anni sia io che Longo abbiamo uno studio di appoggio, tanto è vero che nelle assunzioni testimoniali appare il nome di una nostra segretaria".
RUBY - "Se Silvio Berlusconi, a meno che non lo si ritenga un pazzo, ha parlato di Ruby in un pranzo istituzionale è ovvio che era convinto che la ragazza fosse egiziana". E' questa la tesi sostenuta dal legale del Cav. durante la sua arringa al processo Ruby. A confermarla in aula non sono stati, ricorda Ghedini, solo testi della parte politica dell'imputato come gli ex ministri Frattini e Galan, ma anche un teste "neutrale" come l'interprete del vertice italo-egiziano del 2010. "Se Berlusconi avesse saputo che Ruby era una marocchina minorenne figlia di un ambulante possiamo ipotizzare che ne parlasse in un incontro di stato?", ha poi aggiunto.
Nel corso della sua arringa al processo Ruby, Ghedini ha poi risposto alla tesi della Procura secondo la quale "i testi della difesa sono inattendibili perché pagati da Berlusconi". "La Procura – ha detto il legale – dimentica che questi testi ricevevano un aiuto economico prima di questo processo e che questo aiuto è continuato in maniera aperta, con bonifici regolari e dichiarazioni pubbliche. Se si dovesse ritenere che non vi debba mai essere alcun collegamento economico, diventerebbe impossibile far testimoniare un testimone o un dipendente". L'avvocato ha poi sottolineato a giudici che "tutti i testimoni negano di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi".
Riferendosi poi alla cena del 22 agosto 2010 quando, secondo alcune testimonianze, alcune delle ospiti ad Arcore avrebbero mimato atti sessuali con una statuetta di Priapo, Ghedini ha affermato: "La statuetta lignea non c'entra nulla con questo processo ma con la ricostruzione sociologica e morale che la Procura vuole fare della vita di Berlusconi".
Per dimostrare l'innocenza di Berlusconi, Ghedini ha inoltre ricordato che tutti i testimoni dell'accusa, tranne una, non hanno partecipato alle serate comprese nel periodo tra il 14 febbraio e il 2 maggio 2010, la prima e l'ultima delle cene ad Arcore a cui partecipò Ruby. Il legale del Cav. ha passato in rassegna questi testi, uno ad uno: Ambra Battilana, Melania Tumini, Maria Makdoum, Chiara Danese, Natasha Teatino e Imane Fadil. Tranne quest'ultima, le altre ragazze sono state ad Arcore quando Ruby non c'era, circostanza che renderebbe ininfluenti le loro deposizioni per dimostrare la colpevolezza dell'imputato. Ghedini poi, nel tentativo di smontare la testimonianza di Ambra Battilana e Chiara Danese, le due ragazze costituitesi parti civile al processo dopo aver preso parte a uno dei presunti festini di Arcore, si è domandato: "Se erano così scosse dalla serata perché non hanno fatto qualche foto o video?". Le loro dichiarazioni, secondo il legale, "confliggono completamente" con quanto riportato da altre testimoni che parteciparono alla serata del 22 agosto 2010. Nel corso di una telefonata intercettata con Emilio Fede, poi, dopo la serata, "Battilana – ha argomentato Ghedini – non sembra per nulla scossa e infastidita, chiacchiera tranquillamente".
"Sono 50 i testimoni che dicono tutti le stesse cose'' sui fatti di Arcore, ''sono fatti oggettivi il resto è fantasia'', ha continuato il legale di Berlusconi. Riferendosi ai teste della difesa ha poi aggiunto: ''A qualcuna di queste persone è mai stato detto: "Non dovete dire niente?"''. Secondo Ghedini, poi, ''i teste che dicono cose spiacevoli nei confronti di Berlusconi sono credibili, altri no''. Continuando nella sua arringa, il legale dell'ex premier ha sottolineato che ''sono state acquisite da noi 25 testimonianze che narrano di eventi consimili alle serate di Arcore''. Per Ghedini la Procura dovrebbe dare argomenti ''un tantino più forti per dire che i nostri teste sono falsi. Non basta dire i nostri sono veri, i vostri sono falsi''.
In merito al reato di concussione ipotizzato dalla pubblica accusa, Ghedini ha sottolineato che l'ex premier Berlusconi "non ha mai chiesto di accelerare le procedure" ai funzionari della Questura di Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 per il rilascio di Ruby a Nicole Minetti. Altrimenti, "dovremmo dedurre che il dottor Pietro Ostuni abbia mentito nella sua ricostruzione", dal momento che il capo di gabinetto aveva sostenuto che dall'ex premier era giunta solo "una richiesta di informazione". Se è vero questo, ha detto Ghedini, "non esiste la sussistenza di reato".
Testimonianze, intercettazioni, sms, sono prove convergenti che mai ci sono stati rapporti sessuali tra Ruby e Berlusconi". Ad affermarlo, nella parte conclusiva della sua arringa, l'avvocato Niccolo' Ghedini che ora passa la parola al collega Piero Longo. Ghedini ha detto che "essendo a Milano, dove ultimamente non ho avuto grandi successi processuali, posso ritenermi pessimista", ma il legale ha detto di confidare nella 'spes ultima dea'.